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Retailer alla conquista dei mercati emergenti, tra fiscalità e localizzazioni

asia Retailer alla conquista dei mercati emergenti, tra fiscalità e localizzazioni


Gli investimenti delle aziende retail con DOS (negozi diretti) in tutto il mondo hanno recentemente visto una particolare accelerazione delle aperture in Paesi e mercati emergenti che richiedono di adeguare il portafoglio delle soluzioni retail molto velocemente e sempre più capillarmente: supporto linguistico e adeguamento della fiscalità tra le priorità.

Retailer e partner tecnologici verso una strategica condivisa

Quello che un retailer oggi cerca è un partner in grado di supportarne la crescita e l’esplorazione di nuovi mercati, verso una piena condivisione delle strategie. Adattare una soluzione di frontend a un nuovo mercato significa conoscere la legislazione e i regolamenti locali e mantenere sempre aggiornate queste localizzazioni. Diventa fondamentale allora che il solution provider promuova momenti di confronto tra i retailer che adottano le sue soluzioni e che la roadmap delle aperture in nuovi mercati sia coincidente con le localizzazioni che vengono di volta in volta rilasciate. Spesso la localizzazione non si limita al linguaggio e a semplici disclaimer sulle fatture di vendita, ma richiede l’integrazione di hardware specifici e una contabilizzazione corretta sui sistemi di finance.

IVA e fiscalità: come gestirle all’estero?

Le nostre soluzioni retail sono già state scelte da 125 retailer e sono installate in oltre 183.000 sistemi di cassa in 33.000 negozi situati in 43 Paesi del mondo. Predisposte per il mobile e il cloud, integrabili con i sistemi aziendali e altamente flessibili: BeanStore e GShop sono le due soluzioni proprietarie per la gestione completa del singolo store e di catene di negozi in tutto il mondo. Scopri come funzionano!





EMC Forum 2013: il disaster recovery secondo noi

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Tutto pronto per l’EMC Forum, l’evento organizzato dal nostro partner EMC dedicato alle ultime novità su cloud, big data e soluzioni trusted IT, che quest’anno sarà l’occasione per presentare in anteprima la case history di disaster recovery con protagonista un importante player del mercato energetico italiano. L’appuntamento è il 14 novembre al MiCo di Milano.

Perché rischiare di perdere i propri dati?

A fronte delle necessità di uno dei principali player del settore energetico italiano di garantire la costante funzionalità dei processi aziendali, anche in caso di fault dell’infrastruttura IT, e di ricorrere a soluzioni di virtualizzazione dello storage per gestire con maggiore flessibilità il previsto futuro aumento dei dati (in corrispondenza dell’aumento del livello di servizio offerto ai clienti), abbiamo realizzato un complesso progetto di disaster recovery impiegando le migliori tecnologie EMC.


Partendo da una ripartizione preesistente dell’infrastruttura informatica tra Roma e Milano, abbiamo implementato EMC VPlex per gestire in cluster lo storage tra più siti e EMC RecoverPoint per consentire al cliente di scegliere da quale punto di aggiornamento dati replicati ripartire dopo un eventuale blocco. Oggi il cliente è pienamente al riparo dal rischio di perdita di dati e può garantire ai propri utenti interni ed esterni la massima operatività dei sistemi in caso di fault dei server, degli storage o di una intera sala macchine. Tutto questo risparmiando anche sui costi di storage.

Vuoi saperne di più?

Ti aspettiamo il 14 novembre per scoprire tutti i dettagli della case history e le ultime novità tecnologiche su cloud, big data e IT security.


14 novembre 2013
ore 8:30 – 18:00
MiCo – Milano Congressi

via Gattamelata, gate 14, 20149 Milano


Iscriviti gratuitamente qui




Manufacturing BI: produrre le cose giuste al momento giusto

Fashion 2 Manufacturing BI: produrre le cose giuste al momento giusto Parlare di manifacturing BI significa parlare di analisi di processo, di varianze di produzione, di reporting, di efficienza, cioè di tanti concetti necessari per una corretta gestione d’impresa, ma sono gli stessi concetti che si ripetono ormai da anni. Nessuno si sognerebbe di dire che si può produrre anche in modo inefficiente. Ma cosa dire se un’azienda produce in modo ottimale i beni sbagliati?

Il mondo è sempre più complesso; continuare a produrre sempre meglio quello che fino a ieri il mercato chiedeva alle aziende può essere veramente un modo efficace per fare danni rapidamente.

Manifacturing BI non è solo saper produrre bene. Significa produrre le cose giuste al momento giusto distribuendole nel modo più conveniente, e per farlo occorre saper ampliare la prospettiva, coniugando pianificazione, logistica, produzione all’interno di un unico disegno. Nel mondo del fashion tutto questo è ulteriormente accelerato e reso complesso dalla tipologia del bene prodotto: la volubilità del mercato, la sua globalizzazione e una competizione sempre più impegnativa fanno sì che le vecchie certezze decadano, e l’esigenza di nuovi strumenti e nuove potenzialità di analisi si trasformino da elemento accessorio a vero e proprio asset aziendale.
filati2 Manufacturing BI: produrre le cose giuste al momento giusto

Parlare di moda significa anche parlare di social BI, di informazioni non strutturate, di miniere di dati che possono aiutarci a comprendere cosa realmente vuole il mercato, cosa i clienti davvero chiedono. Sono masse di dati importanti, che non vengono trattate solo perché le imprese non sono abituate a trattarle, oppure vengono trattate con l’unico obiettivo di individuare la strategia di marketing più opportuna. La produzione in questo è lontana e la sua pianificazione tende a ricalcare vecchi schemi industriali.

Ma provando a pensare a cosa significhi monitorare costantemente il mercato analizzando dati social e web, tenere sotto controllo le risorse produttive, consegnare ciò che serve al momento giusto nel posto giusto, producendo beni volubili – come abiti e accessori d’abbigliamento – in un contesto dove aprirsi a mercati emergenti significa adattare la produzione a nuove taglie, nuove misure e – ampliando la prospettiva – nuove abitudini, culture e stili di vita.

Continuare a produrre in modo tradizionale significa cercare di imporre la propria visione al mercato. Saper guidare il mercato assecondandolo e producendo ciò che più chiede significa rafforzare la capacità di vendita.

Non significa, quindi, diventare passivi, piuttosto avere la capacità di cogliere le opportunità e instaurare un rapporto costruttivo con un’entità che non parli direttamente all’azienda, ma che si manifesti continuamente nel Web, nei negozi, nei giornali, ovunque si generi un punto d’incontro o di discussione.

Se il mondo ci parla (e vuole parlare) con l’impresa, quest’ultima deve ascoltarlo e comprenderlo: per farlo ci occorrono strumenti di analisi contestuale e predittiva. Ma il mondo non dice solo ciò che vuole, ma anche come lo vuole. E l’obiettivo dell’azienda dovrebbe essere proprio quello di riuscire a produrre ciò che serve e consegnarlo dove serve, con canali tradizionali e non. Questa è la manufacturing BI di oggi: una visione integrata che attraversa tutta l’organizzazione e che trasforma la conoscenza in azioni e le azioni in crescita. Gli strumenti concettuali e tecnologici esistono. La vera sfida è saperli utilizzare e trasformarli in una leva per vendere di più e meglio.

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In questo contesto, per affrontare un progetto così complesso come quello della BI in ambito manufacturing, così come quello delle social analytics, le aziende devono:

  • impostare correttamente priorità e obiettivi, prendendo coscienza di tutto quello che si può fare con la corretta integrazione dei dati;
  • integrare i dati strutturati e non;
  • analizzarli con strumenti adatti;
  • agire con rapidità ed efficacia.

E per farlo serve un partner che coordini i vari player coinvolti nei progetti di manufacturing BI (dai consulenti di alto livello, che aiutano le aziende a stabilire gli obiettivi strategici, ai vendor, che dispongono delle tecnologie necessarie): idealmente un system integrator ugualmente incentivato al raggiungimento degli obiettivi da parte dell’azienda.

E qual è il valore aggiunto di un system integrator esperto di business intelligence per il fashion?




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