Gamification | giochi per il business di successo

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La logica della gamification, cioè quella di utilizzare dinamiche di gioco in contesti diversi da quelli puramente ludici, inizia ad essere applicata in numerosi ambiti di business.

E molte volte rappresenta un vero e proprio vantaggio competitivo per un’azienda che vuole rinsaldare il patto fiduciario con i propri stakeholder o desidera crearne uno ex novo.

Cos’è la gamification?

La gamification, o ludicizzazione, è l’utilizzo e l’applicazione di meccaniche, dinamiche e modi di ragionare tipici dei giochi e dei videogiochi all’interno di contesti non ludici allo scopo di creare engagement, fidelizzazione e risolvere problemi. Queste tecniche, in generale, tendono a spingere le persone a modificare abitudini e comportamenti spostandosi da un punto A (sfera di interesse personale) ad un punto B (sfera di interesse del prodotto).

Il richiamo alla sua componente ludica (attraverso il prefisso game-) non basta per spiegarne l’efficacia comunicativa: traendo vantaggio dall’interattività, sta diventando un mezzo molto potente per veicolare messaggi di qualsiasi tipo e raggiungere alcuni degli obiettivi aziendali.

Tra i principali:

  • il miglioramento della gestione dei clienti,
  • il consolidamento della fedeltà ad un brand,
  • la massimizzazione del rendimento di dipendenti e partner.

In sostanza, attraverso la gamificazione si introducono concetti come i punteggi, i livelli di avanzamento e le sfide con l’intento di incoraggiare gli utenti (dipendenti) ad investire il proprio tempo nella partecipazione e nella costruzione delle relazioni all’interno del gioco. Tali relazioni motivano gli utenti al raggiungimento di determinati obiettivi, modificando di fatto il loro comportamento.

Sul fronte user engagement, un esempio di gamification efficace arriva da McDonald’s, che ha creato una applicazione ludica di ping-pong per un cartellone interattivo in piazza. Il cartellone dà le istruzioni e i passanti, direttamente con il proprio smartphone, sfidano i vicini e si recano nel più vicino McDonald’s a ritirare (l’eventuale) premio. Elemento incentivante: essere osservati mentre ci si sfida e competere per un premio.

Sul fronte massimizzazione del rendimento di dipendenti e partner, pensiamo a questo: i giochi e l’attività ludica derivano dalla nostra capacità di adattamento e di evoluzione. Imparando a giocare ci districhiamo nella vita di ogni giorno, metabolizzando regole, limiti e traguardi e riusciamo a compiere imprese difficili con eccezionali risultati, grazie all’esistenza di stimoli biologici e chimici. Risolvere un rompicapo all’interno di un gioco, annientare un nemico per ottenere un determinato bonus sono attività che rilasciano la medesima dose di dopamina nel nostro cervello quanto superare un esame universitario o ottenere un certo riconoscimento lavorativo.

Il mercato

Il paradigma della gamification, così come l’etimologia della parola, affonda le sue radici nella crescente industria dei videogiochi. Il mercato del gaming è cresciuto fortemente negli ultimi anni e produce numeri che continuano ad aumentare, senza dare alcun segnale di futura diminuzione dei profitti. Quella del videogioco è ormai un’industria impressionante, che crea prodotti per molteplici piattaforme, dagli smartphone alla TV. Molti li utilizzano, ma pochi conosco realmente il giro d’affari che i videogiochi riescono a muovere nel nostro Paese. Conoscere l’economia dell’industria del gaming italiano è un punto di partenza basilare per poi entrare nel focus sul mondo della gamification che, in questo 2011, è stato solo sfiorato da brand ed istituzioni in attesa di un’esplosione di case history l’anno venturo.

L’istituto di ricerca Newzoo ha pubblicato, per la prima volta, un report sull’andamento del mercato del gaming focalizzato sull’Italia, mettendo in luce interessanti spunti su cui ragionare: su una popolazione di circa 61 milioni di italiani sono 14 milioni i giocatori attivi, con un tasso di partecipazione estremamente alto che supera quello di numerose altre nazioni europee, e che acquista ancor più rilevanza tenendo conto del nostro gap tecnologico in connettività e banda larga rispetto alla media europea con “soli” 24 milioni di italiani in rete. Il gap di genere si sta notevolmente assottigliando, il 44% dei giocatori è di sesso femminile, ed il 49% è maschile. Della gran massa di giocatori italici il 49% spende realmente soldi nell’acquisto/download di videogiochi, generando un giro d’affari di 1.7 miliardi di euro (stima per il 2011). Dato su tutti descrive in modo eloquente il fenomeno: entro fine 2011 il tempo dedicato ai videogiochi in Italia ammonteranno a 24 milioni di ore.

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Fonte: M2 Research

I numeri parlano chiaro: la gamification si appresta a diventare un potente strumento di comunicazione e di competitività per le aziende che desiderano operare alla costruzione di una relazione più solida e duratura con i propri interlocutori.

Nel prossimo post: Gamification | campi di applicazione e opportunità per l’azienda di successo.




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